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Dal progetto al costruito: sfida tra riuso, clima e valore pubblico
PAOLA PIEROTTI
Real Estate 24 I nuovi paradigmi per rispondere alle sfide abitative Paola Pierotti -a pag. 14
Dal progetto al costruito: sfida tra riuso, clima e valore pubblico
Tendenze. Il Congresso mondiale degli architetti di Barcellona propone un cambio di paradigma che leghi edilizia, politiche e investimenti per affrontare esigenze ambientali, abitative e rigenerazione Pagina a cura di
Paola Pierotti
Il pianeta non negozia. Partendo da qui, il Congresso mondiale degli architetti Uia 2026 (28 giugno-2 luglio) ha cercato di riposizionare il ruolo dell'architettura davanti alle crisi di oggi. Cambiamento climatico, guerre, sfollamenti e accelerazione tecnologica non sono temi esterni alla disciplina, ma condizioni dentro cui oggi il progetto opera, e che la committenza pubblica e privata deve considerare. Lo ribadisce la Dichiarazione di Barcellona per cui "ogni decisione formale lascia una traccia misurabile", questo per dire che un materiale è già un dato di carbonio, una tipologia abitativa può incidere sulla sopravvivenza alla prossima ondata di calore, un'impronta a terra sottrae o restituisce territorio ad altre specie. Nei quattro giorni dell'evento Becoming. Architectures for a Planet in Transition, la transizione culturale in atto è evidente: dal tempo delle archistar (non coinvolte come speaker) e dei landmark (assenti dalle presentazioni) alla cura del bene comune. Ed è proprio la giovane generazione a chiedere questo cambio di paradigma, privilegiando manutenzione, riparazione, restituzione e attenzione agli effetti materiali e sociali; meno immagini memorabili, più condizioni di durata e responsabilità. E dalla città catalana l'economista Mariana Mazzucato rilancia per un'economia in cui pubblico, privato, università e società civile co-producono valore su obiettivi misurabili: decarbonizzazione, sostenibilità, alloggi accessibili. Temi al centro del dibattito anche nazionale con la recente approvazione del Piano per l'economia sociale. Architettura che deve tornare anche nei luoghi in cui si definiscono regole, appalti, standard, fiscalità, strumenti urbanistici e criteri di valutazione, intesi come dispositivi che incidono quando le città vengono trasformate o sostituite. Ecco perché serve una politica dell'edilizia capace di tenere insieme accessibilità, energia, suolo, qualità dello spazio e durata sociale, e ad esempio il confronto tra H Arquitectes e Lacaton & Vassal ha reso concreta questa svolta: da un lato il recupero del rapporto con gravità, massa termica, luce e ventilazione, contro un modus operandi in cui l'architettura è spesso "dopata dall'energia"; dall'altro l'idea che l'economia possa generare libertà, più spazio e più possibilità (con la demolizione che diventa l'ultima opzione: prima del riciclo dei materiali conta la riusabilità dell'esistente). Tra gli esempi il progetto Charleroi Palais des Expositions, firmato da AgwA e architecten jan de vylder inge vinck, che ha trasformato un complesso fieristico degli anni '50 in una piazza pubblica monumentale e permeabile. Attraverso una strategia di sottrazione, sono state demolite le vecchie facciate per liberare lo scheletro di cemento originale, creando giardini pensili e riscaldando solo le porzioni strettamente necessarie. Visione pionieristica di sostenibilità e rigenerazione urbana riconosciuta anche dal Premio Mies van der Rohe 2026. Barcellona invita ad una responsabilità collettiva per smettere di descrivere la crisi e cominciare a rispondere. Con un'architettura non chiamata a rappresentare il futuro ma a costruire le condizioni perché il domani sia abitabile, giusto, adattabile e condiviso. L'Italia ha già iniziato a fare la sua parte e due sono stati i premi italiani da parte dell'Uia, a Paola Viganò e allo studio caravatti_caravatti, da un lato l'urbanista "riconosciuta per il suo contributo decisivo alla pianificazione urbana contemporanea e per il suo influente lavoro teorico sulla città", dall'altro lo studio Monza apprezzato per il lavoro che si concentra sull'architettura come strumento di impegno sociale, con particolare attenzione ai contesti segnati da fragilità economica, marginalità e accesso limitato alle risorse, "per aver concepito l'architettura come veicolo di responsabilità sociale, crescita collettiva ed emancipazione". Il ruolo dei giovani l numeri Sono oltre 10mila i professionisti e gli studenti provenienti da 130 Paesi che hanno partecipato al congresso mondiale degli architetti di Barcellona, convocato dall'Unione Internazionale degli Architetti e organizzato dal Consiglio superiore degli Ordini degli Architetti di Spagna, con il Collegio degli Architetti della Catalogna. Oltre 30mila le presenze nelle attività nelle diverse sedi. Al centro dell'edizione, le nuove generazioni, anche grazie al lavoro dei giovani curatori, scelti attraverso un concorso, capaci di portare "nuove prospettive" e un diverso sguardo sulle sfide dell'architettura. Il sindaco Jaume Collboni ha ribadito: "Barcellona è diventata l'epicentro di un mondo futuro. La città porterà avanti questo dialogo tra generazioni di architetti che hanno immaginato il futuro senza compromettere la nostra identità. Potete contare su di noi come laboratorio per i vostri progetti". ' Dalla kermesse l'invito a ideare le condizioni affinché il domani sia abitabile, adattabile e condiviso Serve una strategia ' territoriale capace di coniugare accessibilità, energia, spazi e durata sociale In foto. Il Charleroi Palais des Expositions che ha trasformato una vecchia fiera in una piazza pubblica. Vincitrice del premio dell'architettura europea 2026